Per chi lavora in cantiere il badge è un oggetto in più da tenere in tasca, e la prima domanda è quasi sempre la stessa: a cosa serve, e chi vede i miei dati? Se l’impresa non risponde subito, la risposta se la danno i lavoratori fra loro, e di solito è «serve a controllarci».
Il contesto è il decreto-legge 159/2025, convertito dalla legge 198/2025, che per le imprese dei cantieri in appalto e subappalto ha previsto una tessera di riconoscimento con un codice univoco anticontraffazione, anche in formato digitale. La tessera serve a rendere riconoscibile chi è presente in cantiere. Per i dettagli applicativi conviene seguire le indicazioni del Ministero del Lavoro e del proprio consulente. Per il quadro su presenze e badge di cantiere c’è anche la guida completa sulla rilevazione presenze.
LE DOMANDE CHE ARRIVERANNO
- Chi consulta gli orari di ingresso e di uscita, e per quanto tempo restano registrati?
- Il badge serve anche a misurare quanto lavoro?
- Cosa succede se lo dimentico, lo perdo o non funziona?
- Vale anche per i colleghi delle imprese in subappalto?
COME PREPARARE LA COMUNICAZIONE
Una riunione breve in cantiere, a inizio turno, funziona meglio di una circolare. Bastano pochi punti: perché si introduce il badge, quali dati contiene, chi li vede e per cosa li usa. Prima di parlarne conviene verificare con il responsabile privacy che l’informativa ai lavoratori copra anche questi dati.
IL RUOLO DEL CAPOCANTIERE
Sarà lui a gestire il badge dimenticato alle sette del mattino. Serve una procedura semplice per le eccezioni, scritta e uguale per tutti, e un contatto in ufficio a cui chiedere. Quando in cantiere lavorano più imprese, è utile che gli uffici del personale si accordino prima su chi gestisce cosa. Su questo tema c’è anche un approfondimento dedicato ai compiti dell’ufficio personale.
